• Angelo Fernando Galeano

La metrica nel Pop Italiano è ancora un'opzione?

Aggiornamento: set 8



Abbiamo tutti ascoltato fra le hit dell’estate la canzone “Marea” di Madame, e forse qualcuno di voi si sarà chiesto perché nel ritornello la parola è accentata tronca, mareà, e non piana, marèa, come sarebbe il suo normale accento tonico, così come nella strofa salità.


Qualcuno ricorderà alla fine della seconda strofa di “22 Settembre” di Ultimo un paio di settenari venuti un po’ male, un po’ zoppi, che creano l’imbarazzante accentazione della parola ridere come ridère.


E non essere mai affranto, se un sogno non si svela

Ho visto gente esclusa ridére a squarciagola



La metrica, come la parola stessa insegna, è la struttura ritmica di un componimento poetico, di una lirica, ossia di un testo poetico, da declamare o da mettere in musica, quindi di una canzone.


La metrica italiana è di tipo accentuativo, ossia si basa su rime, accenti e numero di sillabe.

Si distingue così dalla metrica di tipo qualitativo delle lingue antiche, come il greco e il latino, in cui l’elemento predominante è la durata delle sillabe stesse.


Il risultato di questi due approcci è che nel mondo greco e latino la lettura in metrica di un verso non corrisponde mai all’accentazione naturale delle parole.


Facciamo un celebre esempio, il Carme 85 di Catullo, che tutti conosciamo:


Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


In lettura metrica il testo suona decisamente diverso, diventa pressappoco così:


Òdi et amò. Quare ìd faciàm, fortàsse requìris.

Nèscio, sèd fierì // sèntio et èxcruciòr.


La metrica italiana, e di tutte le lingue romanze, invece, per la natura accentuativa e non quantitativa, mantiene sempre nel verso l’accentazione originale delle parole, anzi, la bravura del poeta sta proprio nel comporre versi con parole, o meglio sillabe, che, come un Tetris, si incastrino perfettamente.

Il virtuosismo sta quindi nel mantenere il numero di sillabe del verso e al contempo rispettare l’accento tonico delle parole.


Un esempio noto a tutti, la prima strofa de Il Cinque Maggio di Alessandro Manzoni:


Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attònita

la terra al nunzio sta,


Il Cinque Maggio risponde alla forma metrica dell'ode. Le strofe sono di sei settenari, ossia versi di sette sillabe. Il primo, il terzo ed il quinto settenario sono sdruccioli, ovvero pongono l'accento sulla terzultima sillaba, e non sono rimati; il secondo e il quarto sono rimati fra loro e terminano con una parola piana, mentre il sesto e ultimo settenario è tronco e rima con l'ultimo verso della strofa successiva (…a calpestar verrà.)

Come si può evincere facilmente dall’osservazione del testo, ma anche dalla pratica che tutti noi alle elementari abbiamo avuto nel memorizzare e declamare il componimento, il testo conserva l’accentazione tonica originale delle parole.


Il cambio di accentazione delle parole in un verso, in italiano, è quindi un fenomeno che si può catalogare solamente come licenza poetica.


Tant’è che non è abitudine sistematica in una canzone, ma si ritrova solo in alcuni versi, quelli più complessi, mi si consenta, in cui l’autore non è riuscito a risolvere il Tetris delle sillabe e degli accenti e quindi l’accento tonico della parola è rimasto scollato dall’accentazione della frase musicale.


Di per sé sarebbe un tragico errore compositivo, ma credo che il mondo artistico e musicale sia pronto per questo stravolgimento; in fin dei conti l’attuale pop italiano ha già iniziato a ribaltare qualsiasi regola stilistica, tecnica vocale e di costruzione formale.


Le hit più gettonate del momento rifuggono quindi in modo ponderato simili regole, brandendo il vessillo della libertà di espressione e della rottura delle norme stilistiche e tecniche in favore dell’estrema personalizzazione ed esaltazione della personalità artistica, più che dell’opera d’arte, che è alla base del fenomeno pop.



Una delle canzoni più gettonate dell’estate 2021, Mille (Fedez, Berti, Lauro) ha una strofa, un bridge, due ritornelli, e due special, cosa quantomai curiosa e singolare, dato che lo special, per sua natura, dovrebbe apparire in una lirica una ed una sola volta.


Il mondo artistico e musicale italiano sì, è già sul carro degli stravolgimenti metrici, stilistici e tecnico vocali epocali.

Io mi devo ancora riprendere da ridère, ma ce la farò.

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