Qual è la differenza fra Vocal Coach e Vocal Trainer?
- Angelo Fernando Galeano

- 13 nov 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 9 feb
Storicamente, la figura professionale più importante legata alla didattica vocale è l’Insegnante di Canto, o Maestro di Canto. Ad affiancare questa professionalità esiste da secoli il cosiddetto Maestro di spartito, o Maestro ripetitore: un pianista o un direttore d’orchestra che si occupa dello studio della partitura, dello stile e della preparazione del repertorio, supportando l'insegnante di canto che si dedica invece al percorso tecnico.
Nel mondo anglosassone queste due professionalità hanno nomi precisi. Il Voice Teacher è l’insegnante di tecnica vocale e non può che essere un cantante. Il Vocal Coach è l’insegnante di repertorio, ripasso dello spartito e preparazione stilistica; si tratta di un pianista, un direttore d’orchestra, talvolta un chitarrista (in alcuni generi) e, occasionalmente, anche un cantante.
Quando, poco più di un decennio fa, iniziai a occuparmi di insegnamento del canto a livello accademico, decisi che mi sarei occupato principalmente di tecnica piuttosto che di repertorio e stile, benché sempre all’interno del grande contenitore del canto teatrale. Gli italiani, all’epoca, faticavano a sentir parlare di “Voice Teacher” e, complici le trasmissioni televisive e una disinformazione generale, scambiavano la definizione di Vocal Coach con quella di Voice Teacher.
Qualche tempo dopo, parlando di questo qui pro quo con una mia collega statunitense (una Vocal Coach, quindi una pianista, non una cantante), decisi che per l’Italia serviva un termine inglese che mantenesse la moda esterofila tipica del canto non teatrale — volgarmente detto moderno — ma che fosse riferito all’allenamento vocale in modo più chiaro rispetto all’ambito stilistico e performativo. Coniai quindi la dicitura “Vocal Trainer” (allenatore vocale) al posto di Voice Teacher, e scommisi con la collega che entro un decennio in Italia sarebbero diventati tutti Vocal Trainer, anche chi non ne avesse i presupposti professionali.
Ribattezzai la mia pagina Facebook “Angelo Fernando Galeano - Vocal Trainer” e per qualche anno incassai gli insulti dei colleghi italiani, i quali ritenevano che quella dicitura fosse troppo poco artistica, eccessivamente riconducibile all’ossessione moderna per la meccanica laringea e irrispettosa verso l’antica tradizione italiana del Maestro di Canto. Ma tant’è, ormai è storia: non posso più tornare indietro e il danno è fatto. Era però esattamente ciò che volevo: che si comprendesse, anche in Italia, che esistono figure professionali più adatte alla didattica della tecnica e della meccanica vocale e altre, invece, più legate all’aspetto musicale e interpretativo. È ovvio, e inutile puntualizzare, che vi siano grandissimi professionisti in grado di unire in una sola persona entrambe le figure. Ça va sans dire.
Come volevasi dimostrare, oggi la definizione di Vocal Trainer è diventata molto di moda.
Ovviamente si tratta di una definizione tutta italiana: se parlaste di Vocal Trainer a un americano o a un inglese, penserebbe probabilmente a un personal trainer che vi urla contro con voce stentorea. Il Vocal Trainer, dunque, è un cantante — e non può non esserlo — esperto di meccanica laringea e di un ampio numero di metodologie vocali, che si occupa dell’allenamento e della preparazione tecnica di un artista.
Il Vocal Coach non è un insegnante di canto più "figo", né un insegnante di canto in senso stretto. È un pianista, un direttore d’orchestra o un musicista esperto di uno o più stili che si occupa di preparare l’artista dal punto di vista stilistico, musicale e performativo. Lo guida nella scelta e nello studio del repertorio e lo aiuta nella fase preparatoria della performance. È scontato, quindi, che la scelta di questa figura dipenda strettamente dal tipo di repertorio e dagli stili che si eseguono.
Ribadisco: è possibile, ed auspicabile, che le due figure professionali coesistano nello stesso artista, ma non è obbligatorio. Quello che è assolutamente obbligatorio è che entrambi siano musicisti professionisti e che abbiano calcato le sacre tavole del palcoscenico prima di passare alla didattica; l’esperienza che ne deriva è cardine e fondamento nella trasmissione del sapere e del saper fare, soprattutto nel canto teatrale, un'arte basata su abilità tecniche e stilistiche molto più oggettive rispetto al canto non teatrale.
L’intera trasmissione del sapere pratico nell’arte canora si basa sull’uso dei neuroni specchio, e tutti gli studi a riguardo ci assicurano che sia impossibile comprendere e trasmettere qualsivoglia atteggiamento muscolare senza possederne l’abilità in prima persona. Vado abbastanza fiero della creazione del termine Vocal Trainer:
Il fatto che sia così di moda significa che funziona, ma non posso non rammaricarmi del fatto che l’esistenza di un nuovo termine abbia dato adito anche a professionalità non artistiche di autoproclamarsi Vocal Trainer in modo del tutto arbitrario e ingiustificato.
È il caso di alcuni professionisti clinico-riabilitativi che, definendosi Vocal Trainer, ritengono di poter guidare un artista nella comprensione e nell’esecuzione delle qualità di suono senza esserne a loro volta esperti esecutori. Sfruttano, mi si consenta, l’ingenuità dei cantanti — notoriamente la categoria di musicisti più influenzabile, per non dire la più ignorante, e più propensa alla ricerca dell’insegnante-guru a causa del fatto che i neofiti tendono a percepire il canto come un'arte estremamente soggettiva.
Perché a un danzatore non verrebbe mai in mente di fare lezione di sbarra con un fisioterapista? E, ribaltando la domanda: perché a un fisioterapista non verrebbe mai in mente di poter insegnare a un danzatore come fare una sbarra?
L’art. 33 della nostra Costituzione dice che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Sta agli artisti discernere ciò che è scienza da ciò che è arte, ciò che di scientifico è utile all’arte e ciò che di artistico è utile alla scienza; sta alle professionalità artistiche e cliniche collaborare proficuamente senza sconfinare, vicendevolmente, nel campo d’azione altrui.

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Grazie molto interessante!!!