• Angelo Fernando Galeano

Qual è la differenza fra Tecnica e Metodo?



Storicamente la tecnica, senza star a scomodare i Greci con ovvie elucubrazioni etimologiche, è l’arte di saper fare qualcosa, la perizia nel saper fare qualcosa, mentalmente o fisicamente. Quindi nel caso del canto è un insieme di pratiche e regole, scritte o tramandate per esperienza, che rendono riproducibile un determinato movimento o insieme di movimenti fisici e muscolari che portano all’emissione di un determinato suono. Suono che per essere riproducibile e codificato dev’essere stato emesso in precedenza da altri esseri umani. Tutti i suoni, anche quelli più “moderni”, hanno una tecnica di emissione; molto spesso, nel caso di suoni tipici di stili molto recenti, la tecnica, l’insieme delle conoscenze fisiche e teoriche che necessitano per la riproducibilità di quel suono, è ancora in divenire. Il fine della tecnica nel canto è quindi la riproducibilità di un dato suono, mediante sia accorgimenti fisico-meccanici al momento dell’emissione, ma sopratutto in fase di allenamento pre-fonazione artistica. 
 La tecnica nel canto è quindi l’insieme delle competenze teoriche (storiche e contemporanee) meccanico muscolari, fisiologiche e stilistiche che ci consente, previo riscaldamento, tale riproducibilità in qualsiasi momento.


Se la Tecnica Vocale è quindi l’insieme di tutte le conoscenze sul funzionamento dello strumento voce accumulatesi negli ultimi 400 anni, e dalle quali nessun metodo a mio parere dovrebbe prescindere, il metodo è invece un percorso di allenamento soggettivo, frutto dell’esperienza e della conoscenza di un singolo Artista che ha deciso di preconfezionare una scelta di conoscenze e competenze e codificare un certo tipo di allenamento ad uso e consumo di altri artisti che eseguono lo stesso o gli stessi generi vocali dell’Artista fondatore del metodo.

I metodi, a seconda dell’approccio voluto dal loro creatore, si dividono in due grandi filoni: meccanicistici e sensoriali.

I metodi meccanicistici sono quelli che fondano la loro didattica per raggiungere determinate ‘qualità’ di suono sulla conoscenza della meccanica laringea e su figure, corrispondenti ognuna ad un’attività muscolare o cartilaginea nella laringe, che garantiscono la riproducibilità meccanica dei suoni.

I metodi sensoriali sono quelli che non si affidano al controllo diretto della meccanica laringea ma fondano la ricerca della riproducibilità del suono mediante posizioni e sensazioni di tipo propriocettivo. 

I metodi vocali, dai più sconosciuti e personali fino ai più celebri e costosi per ottenerne la certificazione, vendono conoscenze e competenze precedentemente organizzate e confezionate da una mente ordinatrice, il che rende tutto molto più semplice e ne giustifica, in parte, il costo sul mercato. Quello che differisce fra un metodo e l’altro è la mente organizzatrice appunto, il cervello ordinatore, precompilatore e organizzatore delle competenze e delle conoscenze in base alla propria esperienza e al proprio background artistico.


Il compilatore di metodo perfetto e univoco, a mio avviso, non esiste.

Dovrebbe essere un esperto esecutore e conoscitore di troppi stili diversi, partendo dalla fondamentale e spesso ignorata macrodivisione fra canto teatrale (Opera, Barocco, Musical Theatre,..) e non teatrale (Rock, Pop, Jazz, …)


Esiste invece il compilatore di metodo accorto, ossia quello che nel proprio metodo, oltre che le proprie personali scoperte o intuizioni o semplice buonsenso, inserisce una summa di quanto di buono e sacrosanto lo ha preceduto analizzando cosa e da quale tradizione può provenire ciò che può essere considerato di base o inspiratore del proprio metodo. 

Non ho molta simpatia invece per i metodi rivoluzionari, quelli che proclamano che tutto il passato è trovarobato per il Mefistofele ed è da bruciare perché il nuovo che avanza seppellirà tutti con una risata. Di solito questo genere di compilatore di metodo tende a demonizzare i 400 anni di storia della Tecnica Vocale semplicemente per ignoranza del loro valore e degli effettivi contenuti di trattati fondamentali di cui spesso ignora l’esistenza.

Quello che la mia esperienza mi suggerisce è che un Vocal Trainer dovrebbe, alla luce delle proprie conoscenze storiche e pratiche della Tecnica Vocale, conoscere, analizzare, soppesare, valutare pro e contro, pregi e limiti di quanti più metodi incontri sul suo cammino artistico e conoscere l’ascendenza del maggior numero di Scuole, intese come tradizioni vocali e metodologiche, assolutamente non ignorando quanto detto, enunciato, scoperto o sconfessato nelle epoche precedenti.  Perché in ogni metodo può esserci un barlume di verità o di utilità, ma nessuno da solo può soddisfare le necessità vocali, stilistiche e igienico-vocali di ogni stile e repertorio.

L’artista accorto non compie l’errore di formare da zero il suo gusto vocale e musicale e le sue conoscenze in un solo metodo, fosse anche il più celebre e blasonato al mondo, smettendo di allargare i propri orizzonti e dedicando la propria vita alla diffusione esclusivamente di quel metodo come fosse uno dei Vangeli Sinottici, scartando tutti gli altri considerandoli apocrifi, o addirittura scartando deliberatamente dalle proprie conoscenze tutto ciò che è stato scritto e fatto prima ( e spesso anche dopo) dell’invenzione di proprio metodo di riferimento.

Mi sembra che questo tipo di atteggiamento denoti un’intelligenza artistica ed una curiosità intellettuale limitate e, spesso, una buona dose di cattiva fede.


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