Cantare con il corpo e non nonostante il corpo
- Angelo Fernando Galeano

- 2 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Uno dei mantra più ricorrenti nella didattica contemporanea è il fare le cose “con il corpo” e non “nonostante il corpo”. Spiegare questo concetto, all’apparenza semplice, ma in realtà complesso, prevede alcuni chiarimenti.
Innanzitutto per uso del corpo vanno intese più cose:
la gestione dell’intero apparato muscolo scheletrico, quindi l’accensione e l’attivazione dell'intero apparato muscolo scheletrico, per reclutare tutte le energie del cantante, tramite la compartecipazione di tutte le componenti fisiche coinvolte nel processo di fonazione.
la compartecipazione nella fonazione di ogni componente dell’apparato fonatorio in percentuali paritetiche, quindi il motore pressorio, la sorgente del suono e il filtro di consonanza, nessuno prevalente a scapito dell’altro, ossia senza mai privilegiare l’aspetto meccanico laringeo, ad esempio, su quello dell’accordo pneumofonico o di quello consonanzioale.
Una volta compreso quindi questi concetti didattici di base, è importante che sia il didatta che lo studente comprendano che è fondamentale collegare la scelta degli atteggiamenti corporei in pre fonazione, oltre che in fonazione, alla produzione efficace del suono, e che quindi la chimera del controllo diretto è possibile solo per una piccola percentuale di atteggiamenti laringei, mentre per la maggior parte, e per i più importanti il controllo è indiretto, ed è gestito dagli atteggiamenti corporei extra laringei che guidano le azioni verso la scelta di suono desiderata. Vale quindi la regola che non è la laringea fare le cose che deve fare, ma è il contesto corporeo a fargliele fare, mediante vari fattori:
allineamenti corporei, in vertice o in bregma;
posizione della colonna vertebrale;
gestione del fiato e della pressione sottoglottica sia in prefonazione che in fonazione;
il tipo di attacco del suono;
l’allineamento corporeo e gli atteggiamenti in fase di sostegno;
la gestione del vocal tract sia in fase di scelta della qualità di suono da emettere, in prefonazione che durante la fonazione.
Questi fattori agiscono sulla laringe come se il corpo fosse la leva del cambio attraverso il quale, indirettamente, possiamo esercitare un controllo esterno della meccanica del nostro motore e azionare una serie di controlli su ciò che accade dove non possiamo mettere le mani.
Come va praticato un allenamento vocale?
E’ assolutamente fondamentale quindi, per praticare un allenamento vocale efficace, vocalizzare in piedi, sentire bene il legame con il terreno, l’equa distribuzione del peso sulla colonna vertebrale, le gambe e i piedi; vocalizzare con un allineamento posturale ben risolto e adatto ad ogni qualità di suono che si voglia emettere, e soprattutto non vocalizzare mai a corpo freddo, senza aver scaldato anche viso, collo, busto, core, gambe e braccia, oltre che la laringe.
Scaldare la voce non vuol dire solo predisporre sommariamente all’allungamento le corde, vuol dire mettere l’intero corpo nelle condizioni di lavorare al meglio, per distribuire l’intero lavoro di fonazione su tutti i muscoli e le ossa che organicamente contribuiscono alla fonazione, ciascuno secondo il loro compito.
Un allenamento vocale quindi ha tre fasi: un riscaldamento corporeo, prima di vocalizzare, poi degli esercizi vocali di riscaldamento, ci sono infatti vocalizzi di riscaldamento e vocalizzi di allenamento, e a seguire esercizi vocali di allenamento, i cosiddetti vocalizzi organici, quelli della tradizione belcantistica. Un vocalizzo organico che sia esteso per meno di un’ottava è pressoché inutile. Un vocalizzo di allenamento deve contenere in sé almeno un passaggio di registro, dove per registro intendiamo ovviamente una zona della voce con medesima meccanica e medesima sensazione consonanziale. Il vocalizzo organico, per essere efficace, deve contenere quindi almeno un cambio di sensazione consonanziale, cosa che si può ottenere dall’ottava in su.
Nella didattica contemporanea è ormai abitudine inserire il movimento nell’allenamento vocale, specie per i generi vocali di tipo teatrale, per includere la fonazione in un contesto di gestione corporea ancora più completo e propriocettivo ed evitare quella spiacevole sensazione di emissione vocale “nonostante il corpo” che appartiene a tantissimi attori italiani di ogni generazione.






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