Tosca al Teatro Regio: lo sfarzo visivo di Poda tradito da un cast alla deriva
- Angelo Fernando Galeano

- 11 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Avevo grandi aspettative per questa Tosca in scena in questi giorni al Teatro Regio di Torino. L'esito della serata mi ha lasciato in bocca il sapore polarizzante delle grandi occasioni mancate a metà: da un lato, uno spettacolo visivo che incanta; dall’altro, un naufragio vocale che ha trasformato la buca d'orchestra in una scialuppa di salvataggio.
Lo spettacolo firmato da Stefano Poda si è rivelato meraviglioso, capace di svelare fondi inesauribili di poesia ed espressività, confermando la profonda comprensione del libretto e della trama da parte del regista e scenografo. Poda regala momenti di pura suggestione che evocano il fascino decadente e magnetico della Roma felliniana.
L’uso sapiente e spettacolare dei ponti mobili del Teatro Regio dà dinamismo alla verticalità del dramma, supportato da costumi pazzeschi. Tuttavia, i movimenti delle masse di figuranti sono apparsi al di sotto degli standard d’eccellenza a cui il regista ci ha abituati.
Nota dolente per il finale: inutile aspettarsi il classico volo di Tosca giù dai bastioni (non si può avere tutto). Poda opta per un colpo di scena audace, che non spoilero, che ricorda la dinamica della spada nel finale della Thaïs. Colpo di scena che ha patito però un limite d'impatto: il tonfo della caduta è stato troppo sordo, smorzando la tensione drammatica; poteva essere molto più incisivo, tipo il toro nella Carmen di Bieito. Quello sì che era un tonfo.

Il cast, una delusione infinita.
Se l'occhio ha avuto la sua parte di gloria, l'orecchio ha decisamente sofferto.
Il cast vocale si è rivelato una delusione profonda, a tratti insostenibile.
Per Mario Cavaradossi, una serata da dimenticare: spesso stonato e quasi sempre fuori tempo, ha costretto la buca a recuperi acrobatici per evitare il disastro completo.
Floria Tosca ha affrontato lo spartito pucciniano costringendoci a urla lancinanti per quasi tutta l'opera. Si è parzialmente redenta solo nei pregevoli legato e nei pianissimo della celebre aria del secondo atto; un barlume di classe o probabili reminescenze di tempi d'oro quando qualcuno di livello le suggeriva ancora come cantare.
Roberto Frontali (Scarpia), l'unico degno di menzione, affronta il ruolo con l'autorità del grande artista, ma è innegabile un declino senescente. Il suo è uno "Scarpia di lusso" per intenzioni e fraseggio, ma il peso dell'età si fa sentire tutto.
La tensione in teatro si è tagliata col coltello, culminando in un episodio di rara ferocia. Al momento della morte di Scarpia, nella prova a cui ho assistito, dalla platea si è levato il grido isolato di un miserabile: "Era ora!".
Un'uscita infelice, che ha anticipato il finale della serata: il signore del pubblico ha riservato sonori e convinti "buuu" sia a Roberto Frontali sia al regista Stefano Poda.
Una Tosca che farà discutere: bellissima da vedere, ma drammaticamente carente dove Puccini conta di più: nella gola dei suoi interpreti.



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