top of page

Le persone non si cantano.

  • Immagine del redattore: Angelo Fernando Galeano
    Angelo Fernando Galeano
  • 7 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 3 lug

Breve guida all'appropriazione interpretativa consapevole.


Una canzone è un testo poetico prima di essere musica, che nasce con l’intento di essere messa in musica. Quando interpretiamo una canzone, non stiamo indossando la pelle di un artista, ma stiamo dando voce a un testo che diventa nostro. Spesso questo intento viene sepolto dal "culto della personalità" tipico della musica pop, e dimentichiamo quale sia il vero compito dell’interpretazione.


“Canto Giorgia”, “Canto Tizio”, “Canto Sempronio”, sentiamo dire troppo spesso e a sproposito; ma le persone non si cantano: si cantano i testi che interpretano o che, talvolta, scrivono. Quando un brano è scritto bene, le parole diventano universali. Se si sta cantando una canzone di Giorgia, non si sta cercando di essere Giorgia; si sta tentando, utilizzando le stesse parole che usa Giorgia, di descrivere la nostra nostalgia o il nostro vissuto attraverso il testo della canzone che l'artista ha reso noto al grande pubblico. La canzone smette di essere una proprietà privata dell'interprete e diventa un pezzo dell'arredamento della nostra anima.


Considerare la canzone come "testo poetico" restituisce dignità alla scrittura. Spesso dimentichiamo che dietro grandi voci ci sono grandi autori (o gli artisti stessi in veste di poeti) che hanno lavorato sulla metrica e sulle immagini per renderle così potenti da farci sentire il bisogno di appropriarcene. La musica è di chi la scrive, ma le canzoni sono di chi ne ha bisogno: è un approccio molto più intimo e rispettoso verso l'arte. Invece di limitarsi a un'imitazione, stiamo compiendo un'appropriazione emotiva.

Ma le canzoni di Giorgia spesso sono talmente difficili che non tutte le artiste possono cantarle; questa appropriazione emotiva rischia quindi di diventare elitaria. Esiste una categoria di canzoni che definirei "brani-fortezza", costruiti appositamente per essere inattaccabili da chi non possiede un arsenale vocale fuori dal comune. Quando un autore scrive per voci come quelle di Céline Dion, Whitney Houston o, in Italia, per Giorgia, il rapporto tra testo e interprete cambia dinamica: in questi casi, la struttura poetica viene spesso piegata a esigenze spettacolari. L'interprete non è solo un narratore, ma un atleta del suono. Si instaura una dinamica per cui la canzone diventa legata alla performance estrema e il pubblico smette di ascoltare cosa viene detto e inizia a guardare come viene fatto. La sfida per l’interprete è quindi appropriarsi di un brano pensato per un’altra artista.


C'è anche un fattore psicologico. Canzoni come “My Heart Will Go On” sono dei monoliti. Quando le cantiamo, sentiamo il peso del confronto. Mentre con un cantautore ci sentiamo autorizzati a "sussurrare" la poesia, con le grandi vocalist sentiamo il dovere di "urlare" il sentimento, rendendo l'appropriazione molto più faticosa. In un certo senso, queste canzoni sono come abiti su misura: bellissimi, ma quasi impossibili da indossare per chiunque non abbia esattamente le stesse misure vocali del proprietario originale.


È anche vero che le grandi interpreti hanno il potere di nobilitare il fango. Possono prendere una frase da Bacio Perugina e, grazie al timbro e all'intenzione, farti credere che sia la verità più profonda dell'universo. Il punto di equilibrio sta nel capire cosa stai cercando in quel momento.


L'interprete è uno strumento. La canzone esiste perché un testo e una melodia hanno creato un mondo. La canzone sopravvive all'interprete; è un messaggio potente sia che lo sussurri un dilettante, sia che lo canti a voce spiegata un grande professionista.

Per voci come Whitney Houston o Giorgia, il brano è scritto come un percorso a ostacoli per mostrare il limite umano. In questo caso, il pubblico non ascolta solo la poesia, ma assiste a un evento eccezionale.


Il punto di vista più completo, forse, è quello che scinde l'ammirazione dall'uso: ammiriamo l'interprete per la sua capacità quasi sovrumana di domare quel testo, ma usiamo il testo poetico per dare voce a noi stessi. In quel momento, la giustizia dell'arte è compiuta: il testo è tornato a essere di chi lo pronuncia. Se ci fermiamo solo alla bravura della cantante, stiamo guardando un fuoco d'artificio: bello, ma finisce lì. Se invece ci appropriamo del testo, quel fuoco lo portiamo dentro.


Se un professionista canta un brano di Whitney Houston cercando di rifare ogni singolo virtuosismo, sta riconoscendo la vittoria dell'interprete originale sulla canzone. In quel caso, il pubblico farà inevitabilmente un paragone tecnico: "Arriva alla nota alta come lei?". Il professionista che vuole onorare la poesia del testo invece compie un'operazione di spogliamento; prende un brano iper-performativo e lo rallenta, ne cambia l'arrangiamento o ne asciuga i fronzoli vocali. Un vero interprete dovrebbe porsi come un servitore del testo. Un professionista è colui che decide di usare la propria tecnica non per dire "Guardate quanto sono bravo", ma per dire "Guardate quanto è dolorosa o bella questa frase".


Un attore non cerca di rifare l'Amleto di qualcun altro; cerca di capire cosa significano quelle parole per lui in quel momento. Se un cantante professionista fa lo stesso con un brano di Giorgia o della Pausini, allora smette di "cantare Giorgia" e inizia a interpretare una poesia.


Oggi i nomi dei grandi vocalist sono diventati dei brand. Dire "Canto Beyoncé" è come dire "Indosso Gucci". Ti serve a posizionarti in una fascia di difficoltà: stai comunicando al mondo che hai i "mezzi tecnici" per affrontare quel livello. Ma così facendo, riduci la canzone a un test d'ingresso, non a un atto poetico. Quando dici "Canto Whitney Houston", stai involontariamente ammettendo che la canzone appartiene a lei. Invece, la magia della musica è che, una volta pubblicata, la canzone è di chi la ascolta.


Se dici "Canto Whitney Houston", resti un*ospite in casa d'altri.

Se dici "Canto I Have Nothing", la canzone diventa tua. 


 
 
 

Commenti


© 2019 ditantipalpiti.it - Angelo Fernando Galeano. Tutti i diritti riservati.

bottom of page