• Angelo Fernando Galeano

The young person's guide to singing, dieci linee guida per il giovane studente di canto.

Aggiornato il: 22 ott 2019




Nell’accingersi ad intraprendere lo studio del canto professionale, un giovane trova davanti a sé una miriade di metodi e di proposte formative didattiche differenti. Per orientarsi in mezzo a questa jungla di scuole e tradizioni, spesso in contrasto fra loro, è bene chiarirsi le idee prima di rovinarsi vita, voce e portafogli in un’avventura che può essere tutt’altro che professionale, oppure semplicemente non adatta alle esigenze del neofita che, in quanto tale, non ha gli elementi per soppesare e valutare una scuola o una tradizione piuttosto che un’altra.


Ecco quindi come mio modesto contributo un semplice vademecum, trasversale ad ogni stile vocale, che ogni studente di canto può utilizzare per la scelta di una strada piuttosto di un’altra o per valutare se quella intrapresa possa essere quella giusta.



  1. Il caro vecchio motto “La tecnica classica serve come base per qualsiasi cosa” è ancora e sempre valido, purché per tecnica classica si intenda Belcanto, quindi un suono limpido, chiaro, brillante, esteso, mai forzoso e mai traballante, e, soprattutto, privo di vibrato ampio e incontrollabile. Se invece per tecnica classica si intende Affondo laringeo, quindi un suono scuro, troppo “lirico”, nel senso negativo del termine, o “operistico”, traballante, cupo, molto più scuro della vostra voce parlata e che vi fa sembrare vostro nonno anche a 15 anni, allora non è la tecnica “classica” giusta. Il canto non si divide in “lirico” e “moderno”, lasciamo ai non addetti ai lavori questo tipo di divisione inesistente e fantasiosa, ma si divide genericamente in Teatrale e non Teatrale. La differenza è stilistica e non tecnica. L’allenamento vocale teatrale è alla base anche di molti stili di canto non teatrali, così come la tecnica “classica” della sbarra è fondamentale anche per la danza Jazz e Modern.

  2. La respirazione diaframmatica non è quella che si pratica “gonfiando” la pancia, l’aria non può andare al di sotto del diaframma se non attraverso l’esofago, quindi se vi viene insegnata la “respirazione diaframmatica” dicendovi di gonfiare la pancia, al di sotto dell’ombelico, state praticando una respirazione pelvico-addominale che è altra cosa rispetto alla vera respirazione diaframmatica. E’ inoltre cosa dannosa e poco efficace un insegnamento che vi proponga costantemente, e in qualsiasi qualità di suono, di contrarre le natiche o di spingere forzosamente con i muscoli pelvici come per defecare. Evitate quei metodi in cui si dice che per cantare bene dovete fare centinaia di addominali oppure ore ed ore di tapis roulant. La forma fisica è fondamentale, ma da sola non basta a saper fare qualcosa; né la tonicità addominale ha a che fare direttamente con una perfetta tecnica vocale.

  3. Evitate metodi che fondino la loro didattica solo su immagini yoga o eccessivamente sensoriali tipo: “immagina che il suono esca dalle ginocchia”, “immagina che il suono esca dalle piante dei piedi”, “immagina che il tuo suono sia una pallina…” o che focalizzino l’attenzione esclusivamente sulla parte emotiva-performativa-comunicativa. Il canto professionale è anche e soprattutto tecnica e allenamento vocale, immaginerai per anni qualcosa che, senza il dovuto allenamento, non potrà mai accadere realmente. E’ come sperare di diventare un danzatore senza fare la sbarra ma guardando mille volte film di danza mangiando caramelle e commuovendosi quando la protagonista trionfa nell’immancabile e sensazionale esibizione finale.

  4. Al contrario, l’eccesso opposto, non limitatevi solo a quei metodi che, ossessionati dalla meccanica laringea e null’altro, non vi propongono mai un allenamento di suoni e qualità di suono inseriti in un contesto musicale e di gestione organica del corpo e della musicalità ben oltre il solo processo di fonazione nella laringe. Inoltre ricordate sempre che la conoscenza delle meccaniche laringee codificate da Jo Estill sono un validissimo e consigliatissimo strumento di diagnosi vocale per insegnanti esperti ed un ottimo percorso di perfezionamento per cantanti già di livello professionale, ma non sono assolutamente un metodo di canto o una scuola di canto per principianti né un allenamento che da solo possa consentire ad uno studente di diventare un cantante professionista. Il mio consiglio è di conoscere e praticare più metodi possibili, in ognuno c’è un barlume di conoscenza e di esperienza e nessuno da solo può essere esaustivo.

  5. Evitate di prendere lezioni da artisti che non vi spiegano mai nulla e si limitano a fare dei suoni e a sperare che voi li riproduciate per sola imitazione. Il Vocal Trainer esperto è quello che propone un esercizio per ogni qualità di suono e mediante l’esercizio arriva a farvi emettere la qualità di suono che desidera.

  6. Evitate anche gli artisti che nel trasmettervi la loro esperienza sono sempre distruttivi e dicono continuamente che tutto quello che fate è sempre orribile. Qualora il vostro canto sia realmente così inascoltabile, il vostro insegnante dovrebbe essere così onesto da dirvi che state sprecando il vostro tempo e il vostro denaro.

  7. Il karaoke non è una lezione di canto, né un vocal training. Se la vostra sessione di allenamento o la vostra lezione si limita ad essere un’esecuzione con commento e aiuto sull’interpretazione e la comprensione del testo di un brano che avete scelto voi, quella non è una lezione di canto e, sicuramente, non è una sessione di allenamento vocale per professionisti. Imparate da subito la differenza fra riscaldamento vocale, allenamento vocale e studio di un brano. Sono tre fasi diverse di una sessione di studio. E spesso sono cose che potete cercare in differenti figure professionali. Il Vocal Coach si occupa, previo riscaldamento, di studiare un brano, tecnicamente, stilisticamente, e sotto ogni punto di vista che rientri nella grande definizione di “interpretazione”. Il Vocal Trainer, o Voice Teacher, o insegnante di Tecnica Vocale, invece, si occupa dell’allenamento vocale di un artista e delle sue competenze nell’utilizzare al meglio le qualità di suono abbinate ad uno o più stili. L’allenamento vocale deve svolgersi obbligatoriamente accompagnati al pianoforte e senza microfono.

  8. Prendete lezioni di Tecnica Vocale solo da un cantante professionista, una persona che va in scena o è andata in scena o fatto concerti per anni e anni, e non da un trombettista, un pianista, un oboista, un triangolista, o, peggio, un logopedista. Non andreste mai a lezione di danza da un flautista o da un fisioterapista.. no? Per lo stile e il repertorio invece va benissimo chiunque consideriate vicino al vostro “sentire” musicale ed abbia l’esperienza e la competenza per farlo. Ci sono ad esempio eccellenti pianisti che non hanno mai cantato professionalmente ma sono grandissimi Vocal Coach, ossia, come abbiamo visto nel punto 7, meravigliosi insegnanti di spartito, di stile e di repertorio. Ma il Vocal Trainer, l’allenatore vocale, non può che essere un cantante.

  9. L’afonia, la stanchezza vocale, il dolore laringeo dopo ogni allenamento non sono mai un buon segno. Né sono da considerarsi parte integrante e conseguenza naturale del processo di apprendimento. Tenete anche conto che, se in anni di studio la vostra estensione e la vostra malleabilità vocale non sono migliorati di molto, probabilmente nel vostro allenamento vocale manca qualcosa. Per i genitori di giovani artisti il consiglio è sempre quello di portare i vostri bimbi in un coro di voci bianche o in formazioni corali di bambini, e di evitare di farli studiare in età pre-muta come fossero degli adulti. L’età perfetta per iniziare lo studio del canto professionale è segnata dalla fine completa e organica della muta vocale.

  10. Un cantante professionista non confonde mai la Tecnica con lo Stile, e non confonde mai la Tecnica con il Metodo. La Tecnica è l’insieme oggettivo delle competenze teoriche (storiche e contemporanee), meccaniche-muscolari e di allenamento che ci consente, previo riscaldamento, la riproducibilità in qualsiasi momento di un determinato suono. Il Metodo è invece un percorso di allenamento soggettivo, frutto dell’esperienza e della conoscenza di un singolo Artista che ha deciso di preconfezionare una scelta di conoscenze e competenze e codificare un certo tipo di allenamento ad uso e consumo di altri artisti che eseguono lo stesso o gli stessi generi vocali dell’Artista fondatore del metodo. Quindi un metodo di solito è al servizio di un solo stile o di un gruppo di stili affini.


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