• Angelo Fernando Galeano

La respirazone diaframmatica. La conosci davvero?

Nell’approcciarvi al canto e alla recitazione, la prima cosa che vi viene insegnata in Italia è che per praticare la mitica respirazione diaframmatica dovete gonfiare la pancia all’altezza dell’ombelico, con alcune varianti, tipo gonfiare i reni o, peggio, concentrare l’attenzione in fase di inspirazione nella zona genitale. Anche un bambino sa che l’aria non può scendere oltre i polmoni. L’unica via che la natura ci ha donato per far giungere dell’aria al di sotto dei polmoni è l’esofago.. e tutto ciò che passa dall’esofago arriva allo stomaco e deve poi uscire per altre vie..  praticare questo tipo di respirazione significa quindi illudersi di avere un aumento della quantità di utilizzo del fiato, mentre nella realtà si sta solo comprimendo le viscere verso il basso.

Lo spostamento delle viscere provoca quel rigonfiamento tipico che abbiamo visto tante volte in artisti di ogni genere e provenienza che fa supporre un aumento della quantità di utilizzo di fiato e una qualche gestione dello stesso. 


Ma cos’è il diaframma?

Il diaframma è un muscolo di forma cuspidale che si trova immediatamente sotto i polmoni e sopra lo stomaco e gli altri organi dell'apparato digerente. Aggiungo un dato assolutamente fondamentale, decisamente elementare, ma spesso ignorato anche in ambienti accademici:


Il diaframma segna il confine sud dell'apparato respiratorio e con esso l'apparato respiratorio si esaurisce.

Tutto ciò che c'è sotto il diaframma non fa parte dell'apparato respiratorio e le spinte e le contrazioni muscolari verso il basso che avvengono al di sotto difficilmente hanno a che fare con l'attività inspirastoria artistica, ma hanno molto più a che fare con attività di espulsione dell'apparato digerente.

Ovviamente esiste tutta una serie di attività muscolari in fase di sostegno post inspiratorio, quindi durante la fonazione, che coinvolgono gli addominali medi e gli obliqui interni ed esterni, ma sono attività di gestione del cosiddetto "sostegno" la cui abilità si deve trasmettere ad un artista solo qualora raggiunga una perfetta consapevolezza del proprio corpo e una respirazione armoniosamente fisiologica e non meccanica.

Il fine principale dell’attività inspiratoria artistica è l'aumento della quantità di utilizzo dell'aria nei polmoni, ossia passare da una condizione respiratoria da vita quotidiana, ad una che ci consenta di raggiungere la pressione sottoglottica necessaria affinché molte qualità di suono prodotte a livello laringeo possano accadere. Un errore tipico della scuola cosiddetta “moderna”, ma che in realtà è semplicemente scuola di canto non teatrale, è quello di demonizzare la pressione sotto glottica in qualsiasi sua forma, confondendo un aumento della pressione con una spinta muscolare.


Questo qui pro quo è nato a seguito di uno spostamento dell'attenzione in fase respiratoria dal diaframma alla zona pelvico addominale.

La respirazione diaframmatica belcantistica è nota storicamente come respirazione “bassa” per distinguerla da quella apicale, storicamente nota come “alta”. Qualsiasi scuola storica e qualsiasi trattato di canto di ogni epoca definisce la respirazione “alta” come insufficiente per il canto teatrale e per un'emissione sana in cui il meccanismo dell'inclinazione tiroidea avvenga con spontaneità e scioltezza.


La respirazione “bassa” quindi, per secoli, è stata individuata nella diaframmatica costale, ossia, come vediamo nel video, quel tipo di respirazione che riesce atleticamente ad ampliare anche la base della cassa toracica con l'ausilio del diaframma, dei muscoli intercostali e degli addominali alti.

Più o meno alla metà dell'Ottocento però la percezione di alto e basso è cambiata. Per una serie di incomprensioni legate a cattive interpretazioni dei trattati storici di Lamperti, Tosi e Mengozzi, e, mi si consenta, a semplice ignoranza, si è inspiegabilmente iniziato a spostare l'attenzione per il movimento atletico non più sulla cassa toracica ma sul ventre e la zona pelvico addominale, considerarando così “alta” la respirazione diaframmatica costale, in contrapposizione ad una “bassa”, e quindi positiva secondo i dettami storici, individuata in quella pelvico addominale. Ed ecco di conseguenza voci più corte, traballanti, fine della gestione del vibrato, quindi assente oppure ampio e incontrollato, fine del regno del canto di agilità in favore del canto di forza, e fine quindi del Belcanto. La nuova tecnica respiratoria, e di conseguenza canora, tuttora insegnata in Italia nella maggior parte dei conservatori e delle accademie come Tecnica Classica ma che classica non è, ha preso quindi il sopravvento definitivamente nel secolo scorso dando origine ad una tradizione didattica pericolosa, antistorica, forzosa e poco efficace. Pericolosa perché la respirazione pelvico addominale porta con sé una scia di piccole e grandi patologie che alla lunga sono quasi inevitabili. Nel migliore dei casi i problemi sono solo vocali, patologie nodulari ed edemi causati dallo sforzo. Nel peggiore, a causa della pressione sulle viscere, il corpo si ribella manifestando reflusso gastro esofageo, anche grave, emorroidi, prolasso delle pareti addominali, ernia iatale..

E’ noto che in alcune scuole russe estremiste sia ancora radicata la convinzione che arrivare ad avere problemi di perdite di sangue a livello dello sfintere anale sia sintomo di buona e sufficiente applicazione nella respirazione, giuro che non me lo sto inventando, o, molto più vicino a noi, è noto he in Italia esista la retrograda convinzione, ancora molto radicata, che il reflusso gastro-esofageo sia una “normale malattia professionale” del cantante.

A questo punto possiamo osare una definizione:


La respirazione diaframmatica è l’insieme degli atteggiamenti muscolari a livello della cassa toracica volti all’espansione della stessa in fase di inspirazione per consentire un fisiologico aumento della quantità di utilizzo


CONCLUSIONI E MEMORANDA

  1. La respirazione diaframmatica non è la respirazione pelvico addominale.

  2. L’aria non può scendere al di sotto del diaframma se non attraverso l’esofago. 

  3. La respirazione diaframmatica non fa gonfiare la pancia.

  4. La respirazione diaframmatica si pratica sempre in abbinamento ad una sana e ampia apertura costale.

  5. Non è concepibile un allenamento vocale di ampia portata come quello per la vocalità teatrale senza questo tipo di lavoro atletico muscolare.

  6. Non è vero che in fase di inspirazione il petto non va sollevato.

  7. Non bisogna confondere il movimento atletico inspiratorio con le successive attività muscolari in fase di sostegno del suono.

  8. Localizzare l’attività respiratoria e muscolare nella zona addominale delimitata a nord dal diaframma e a sud dal pavimento pelvico non è respirazione diaframmatica, è sforzo.

  9. Nel 95% dei Conservatori e delle Accademie italiane si insegna la respirazione pelvico addominale chiamandola diaframmatica.

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