• Angelo Fernando Galeano

Io credo… che il problema sia la fede.

Aggiornamento: set 1



Sono i social ad averci insegnato nel tempo quali argomenti creino scompiglio e parapiglia e quali invece si riescano ad affrontare con una certa serenità.


Partendo dal presupposto che i social non dovrebbero essere un luogo dove intavolare animate discussioni, sia perché ogni materia, specie se di livello accademico, ha i suoi luoghi e momenti deputati, sia perché il mezzo telematico, per sua natura, diminuisce drasticamente i freni inibitori che dal vivo alcuni esseri umani avrebbero per decenza ma che l’intimità uterina della stanzetta smantella contestualmente all’atto di accendere il computer.


Gli argomenti, dicevo, che sui social andrebbero evitati per non scatenare i leoni e le leonesse da tastiera, afferiscono, principalmente e storicamente, a tre grandi aree:

politica, religione, calcio.


Cosa unisce questi argomenti?

La fede.


Si parla infatti di fede religiosa, fede calcistica, fede politica.


E cos’è la fede? Il credere con assoluta convinzione nella verità e giustezza di un assunto.


La Treccani è ancora più esaustiva:

“Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui, più che su prove oggettive o logiche.”


Un assunto da altri preconfezionato a cui bisogna credere per fede è un dogma.


È quindi ormai noto ai più che sia impossibile discutere di qualsiasi argomento qualora una delle parti, o peggio, entrambe, fondino le loro argomentazioni sulla fede e non su un ragionamento logico.


La fede assolutistica si riscontra abbondantemente anche nel Canto e nei forum ad esso dedicati.


Capita che fondatori di metodi, vivi e morti, vengano assurti al rango di guru messianici, ed i seguaci di questi metodi/religioni si organizzino in modo quasi settario, facendo quadrato intorno ai discendenti del Fondatore.


Argomentare di Tecnica Vocale con queste persone, professionisti o dilettanti che siano, rasenta il masochismo.

Le loro conversazioni partono dall’assunto che chiunque non appartenga alla setta non possa essere degno del cammino di illuminazione e, aprioristicamente, non possegga gli elementi per poter discutere alla pari.


Salvo poi notare come siano proprio gli iniziati di questi metodi settari, trincerati fra i confini del loro metodo di riferimento, o del metodo da loro stessi creato, a non possedere l’apertura mentale o l'abilità di dissertare in modo ecumenico e universale su dei fenomeni oggettivi.


Altre volte la fede si manifesta in discussioni sullo stile o sulle preferenze fra questo e quell’altro cantante. Non appena tirati in ballo alcuni mostri sacri, vivi o morti che siano, il cui culto rasenta l’idolatria, il fedele, toccato sul vivo dalla critica e dalla semplice analisi delle abilità oggettive del suo idolo, non avendo competenze per argomentare nel merito, si scaglia con veemenza in attacchi personali contro chiunque osi analizzare, nel bene e nel male, la divinità in questione. In campo operistico soprattutto, ma è abitudine dilagante e dilagata in ogni stile.


Anche scardinare dei dogmi secolari, come quello della respirazione diaframmatica "di pancia", è un'attività che richiede decenni di pazienza e applicazione. Con risultati spesso deludenti, perché i dogmi viaggiano su canali preferenziali, per sentito dire, per consiglio dell'amico o della collega, e spesso anche professionisti clinici e personalità didattiche celebrate fungono da risuonatore (mi si perdoni il gioco di parole) invece che da sfatatori di vecchie credenze, praticonerie e palesi luoghi comuni.


Sui social è bellissimo parlare di Musica, di gusto personale, di artisti, di gossip, diffondere, divulgare, scoprire. Morti i dischi, le piattaforme sono i mezzi privilegiati per la vita dell'arte musicale e vocale nel mondo. È inevitabile venire a compromessi con queste nuove realtà, imparare a conoscerle, gestirle, per gli artisti sfruttarle a proprio vantaggio, e per i didatti utilizzarle come finestra sul mondo per comprendere fenomeni e meccanismi che ormai sono normali per le nuove leve.


Ma è sempre bene mantenere un po' di distacco, non prendere mai nulla sul personale, e tenere le questioni didattiche ed accademiche nei luoghi ad esse deputate.


“Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare”.

Proverbi, 26-4.

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